Pubblicato il — Lascia un commento

Socci, dove il Verdicchio racconta una storia di famiglia

Ci sono cantine che si raccontano attraverso i numeri, le tecniche di vinificazione e le denominazioni. E poi ci sono quelle che, prima ancora del vino, ti raccontano delle persone.

La storia di Marika Socci appartiene decisamente a questa seconda categoria.

Per incontrarla bisogna arrivare a Castelplanio, nel cuore delle Marche, e salire verso una collina dal nome Monte Deserto.

Siamo a circa 350 metri di altitudine, in un paesaggio dove il Verdicchio è parte integrante della storia e della cultura del territorio.

Qui, dal 1973, la famiglia Socci coltiva la propria vigna.

Tutto è iniziato con Umberto Socci, che più di cinquant’anni fa decise di piantare la prima vigna. Da allora sono cambiate molte cose, ma non è cambiato il rapporto con quella terra. Oggi gli ettari sono appena tre.

Una piccola realtà, dove probabilmente il termine “piccola” dice poco perché dietro quei tre ettari c’è una storia familiare fatta di lavoro, di esperienza e di generazioni che si sono passate il testimone.

Ed è proprio dentro questa storia che arriva Marika. La vigna è stata parte della sua vita quasi senza che lei se ne accorgesse. Prima come qualcosa di familiare, poi come una scelta precisa.

Oggi Marika porta avanti il lavoro insieme al papà, e proprio questo rapporto tra generazioni è uno degli aspetti che più mi ha colpito della sua storia.

Da una parte c’è l’esperienza di chi quella terra la conosce da sempre. Dall’altra c’è lo sguardo di Marika, curioso, personale, desideroso di sperimentare.

Non c’è la volontà di dimenticare ciò che è stato. Al contrario, c’è il desiderio di partire dalla tradizione per trovare una propria strada.

E così il Verdicchio diventa il punto d’incontro tra memoria e futuro.

La cantina lavora infatti esclusivamente con Verdicchio in purezza, interpretandolo in forme diverse, vini fermi, Metodo Classico e altre espressioni che nascono dalla voglia di conoscere sempre meglio questo vitigno.

Tra le bottiglie che più raccontano questo legame con il territorio c’è Deserto, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC che prende il nome proprio dalla collina.

È un nome che non poteva essere più adatto. Perché qui il vino sembra davvero nascere dal luogo che porta in etichetta, Deserto mostra struttura e complessità, una bella componente sapida e un finale lungo, persistente, con quella piacevole nota ammandorlata che appartiene alle espressioni più affascinanti del Verdicchio.

Ma la cosa che forse mi ha incuriosito di più, conoscendo questa realtà, sono i nomi delle altre etichette.

Perché anche lì ritorna la famiglia.

Ci sono Marika, sua sorella Martina, le nipoti. E ci sono le bollicine, che raccontano invece mamma e papà.

È come se ogni bottiglia fosse una pagina di un album, un nome, un volto, un legame, un ricordo.

E improvvisamente il vino non è più soltanto il risultato di una vendemmia o di un lavoro in cantina. Diventa qualcosa di molto più personale, diventa memoria da condividere.

È questo, alla fine, che mi porto via dalla storia di Marika Socci.

L’idea che una piccola cantina possa contenere un mondo intero, una collina, tre ettari di vigna, una famiglia e un vitigno che da oltre cinquant’anni camminano insieme.

E soprattutto la sensazione che il futuro non debba necessariamente significare allontanarsi dalle proprie radici, a volte significa semplicemente guardarle con occhi nuovi.

E’ una storia di famiglia che continua a essere scritta, bottiglia dopo bottiglia.

Pubblicato il — Lascia un commento

ABBINAMENTO Cibo &Vino

Da oggi vi accompagneremo alla scoperta degli abbinamenti che rendono ancora più speciale il piacere della tavola.

ABATE PALLIA con SELVAGGINA

Ci sono piatti che chiedono al vino carattere, struttura e profondità.

La selvaggina è uno di questi.

Per accompagnarla scegliamo Abate Pallia, il Merlot di Saputi prodotto a Colmurano, nel cuore del territorio maceratese. Un vino di grande impatto, affinato a lungo in barrique e poi in bottiglia, capace di esprimere nel calice concentrazione, equilibrio e una finezza tannica che lo rende particolarmente adatto alla tavola.

Nel calice si presenta intenso, con profumi di frutti rossi maturi e delicate note speziate. Al palato è pieno e avvolgente, con una trama tannica setosa e ben integrata, sostenuta dall’equilibrio tra morbidezza e sapidità.

Ed è proprio questa struttura a renderlo un compagno ideale della selvaggina, la sua intensità accompagna la ricchezza e la complessità di questi piatti, mentre la morbidezza e la trama tannica ne sostengono i sapori senza sovrastarli. Le note speziate del vino completano il carattere deciso della carne, creando un abbinamento armonico e persistente.

Abate Pallia e selvaggina, un incontro di carattere, pensato per chi ama i sapori intensi e le occasioni da vivere lentamente.

La sua struttura e il suo equilibrio lo rendono ideale anche con carni rosse, arrosti e brasati, oltre che con formaggi stagionati. È inoltre un vino che si presta piacevolmente a essere degustato da solo, come vino da meditazione.

Un vino da portare in tavola quando il piatto merita un compagno all’altezza.

Pubblicato il — Lascia un commento

Il Cocktail perfetto con Doragrossa

Il Negroni è un grande classico dell’aperitivo italiano, una ricetta essenziale che si basa sull’equilibrio tra i suoi tre ingredienti.

Con Doragrossa London Dry Gin, dal carattere elegante e dalle spiccate note botaniche, il risultato è un cocktail intenso, armonioso e perfettamente bilanciato.

Ingredienti

•             30 ml Doragrossa London Dry Gin

•             30 ml Bitter Doragrossa

•             30 ml Vermouth Rosso Doragrossa

•             Ghiaccio in cubi

•             Una fetta o una scorza d’arancia per guarnire

Preparazione

Riempi un bicchiere Old Fashioned con abbondante ghiaccio.

Versa il Doragrossa London Dry Gin, il Bitter e il Vermouth Rosso nelle stesse proporzioni.

Mescola delicatamente con uno stirrer, fino a raffreddare perfettamente il cocktail.

Guarnisci con

•             una scorza d’arancia.

Il consiglio di Wine Room

Per ottenere un Negroni davvero memorabile è fondamentale partire da ingredienti di qualità. Scegli un vermouth e un bitter ben equilibrati e utilizza ghiaccio compatto per limitare la diluizione. Il profilo secco e aromatico di Doragrossa London Dry Gin, con le sue botaniche finemente bilanciate, dona al cocktail freschezza, struttura ed eleganza, rendendolo ideale sia per l’aperitivo che per il dopocena.

Mescola con cura. Gusta con stile. 🍸